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La sfida dei Big Data

Le nuove frontiere dello sviluppo della PA digitale

 Articolo pubblicato il 3 aprile su

di Paolo Ghezzi, Direttore GeneraIe InfoCamere 

 

La Pubblica amministrazione è, per definizione, il pin grande generatore e gestore di dati “certi”. Dati amministrativi, fiscali, previdenziali, anagrafici, economici, ambientali, sanitari, scolastici. Una base di conoscenza unica, qualitativamente diversa da quella del mondo di internet, la cui incertezza richiede maggior cautela nel loro utilizzo. Se è vero che la PA è un’attrice protagonista sulla scena dei Big Data, è senza dubbio anche quella che oggi li sta utilizzando solo parzialmente rispetto alle potenzialità e le tecniche disponibili — per estrarne ciò che ne determina il reale valore: la conoscenza.

La forza evocativa di definizioni come Big Data, infatti, non deve far dimentiare il loro vero significato. I dati assumono importanza quando riusciamo a interpretarli per ricavarne informazione. Altrimenti rimangono come libri chiusi sugli scaffali di una libreria.

Come ha detto Gary King, “Big Data is not about the data, but the analytics”. E questo perché senza l’intelligenza necessaria per organizzarli e interpretarli i dati semplicemente non sono di alcuna utilità per prendere decisioni. Quando, invece, si è in grado di leggerli il loro uso può fare la differenza. Parafrasando Luciano Floridi, è necessario passare dal guardare il singolo granello di sabbia a osservare la spiaggia. Solo cosi, da strumento per registrare fatti accaduti, i dati diventano la chiave per comprendere un fenomeno e prevederne l’evoluzione. “Studiare il passato per comprendere il futuro”: si è spesso detto, ora abbiamo i mezzi per farlo.

Questo cambiamento di prospettiva deve coinvolgere necessariamente i governi e le PA, produttori di crescenti quantià di dati e valore. La loro accessibilità, accuratezza, aggiornamento e capillarità sono essenziali per il miglior funzionamento dello Stato, della democrazia, dell’economia. Per politiche pubbliche più efficaci, per contrastare le asimmetrie informative a favore dei cittadini e delle imprese.

Uno Stato che non utilizza i dati che raccoglie e gestisce è come un’impresa che non conosce i suoi clienti e il suo business. Non si tratta (solo) di tecnologia o di infrastruttura e occuparsi (solo) della loro raccolta non è più sufficiente. È necessario introdurre nuovi processi di lettura e comprensione dei dati affinchè anche cittadini e imprese ne traggano il maggior beneficio. Secondo uno studio di I-Com (l’Istituto per la competitività) l’impiego dell’intelligenza artificiale può far aumentare anche del doppio le probabilità per una PMI di passare a una classe superiore di fatturato rispetto a un’impresa tradizionale.

Nell’era dell’economia digitale, i dati sono il quarto fattore della produzione insieme a terra, capitale e lavoro. L’informazione che se ne può estrarre è stata definita da Peter Sondergaard, Gartner Research, “il petrolio del ventunesimo secolo” e gli analytics “il motore a scoppio in cui trasformarlo". Come ha affermato Hal Varian, chief economist di Google, il mestiere del data scientist sarà uno dei dream job di questo secolo. Eppure, la difficoltà che nel nostro paese imprese e PA incontrano nel trovare queste competenze, conferma appieno la presenza di ostacoli da superare.

Il Registro delle imprese delle Camere di commercio — la “casa” dei Big Data sulle imprese italiane si è profondamente trasformato in questi ultimi anni per raccogliere questa sfida. I database in cui nel passato i dati delle imprese venivano registrati quasi esclusivamente per finalità burocratiche, oggi sono riconosciuti come una delle piattaforme digitali più avanzate e — anche grazie all’impiego di competenze come quelle dei data scientist — vengono analizzati e visualizzati attraverso modalita innovative, con l’obiettivo di aumentarne la comprensione, favorire lacrescita in digitale e, dunque, la competitività delle imprese.

Può la PA vincere la sfida dei dati nel rispetto delle logiche e dei processi per cui essa è stata concepita e creata? Certamente occorre passare dalle logiche dei procedimenti e dei processi interni e verticali a logiche e processi integrati e condivisi, in cui standard e principi vengano stabiliti univocamente e adottati uniformemente dalle diverse amministrazioni. Il cantiere della PA digitale è aperto da tempo ma è necessario accelerare il passo, consapevoli che non esistono soluzioni semplici a problemi complessi. Non è sufficiente immaginare che la semplice apertura delle diverse basi di dati si traduca in valore per cittadini e imprese; c’è l’esigenza di tutelare la certezza dei dati pubblici e porre le basi per sviluppare nuove capacita previsionali che si affianchino alle convenzionali statistiche descrittive. Algoritmi di machine learning e grandi volumi di dati richiedono nuovi investimenti: negli ultimi due anni — secondo il Libro bianco Ue sull’Intelligenza artificiale, Bozza di lavoro — cit. in Dati e intelligenza artificiale. La sfida europea a Usa e Cina, Roberto D’Argenio, Repubblica del 31 gennaio 2020 — il Nord America ha investito 12,1 miliardi, l’Asia 65 e l’Europa 1,5. Un gap enorme. In Italia i pochi investimenti messi in campo vengono oltretutto frammentati e dispersi negli oltre 11mila data center pubblici tra centrali e locali censiti dall’Agid.

I fattori chiave su cui intervenire con decisione sono almeno due. Le competenze, introducendo in maniera convinta nuovi profili che sappiano abbinare alle conoscenze specialistiche curiosità e passione per la ricerca di fenomeni e la capacità di raccontare le informazioni, per trasferire nuova conoscenza e aumentare la cultura del digitale. Le cosiddette best practice, ovvero puntare alla valorizzazione delle migliori esperienze che, anche nella Pubblica amministrazione, si vanno affermando proprio grazie a una consolidata capacita di utilizzo di processi e strumenti digitali, che si traducono in trasparenza ed efficienza al servizio di cittadini e imprese. È questa l’esperienza del sistema camerale che da oltre vent’anni assicura la gestione di alcuni asset digitali del paese, in primis il Registro delle Imprese, collaborando con le altre Pubbliche amministrazioni per mettere a sistema esperienze e soluzioni innovative. Ancora una volta è necessario osservare che è ora di fare delle scelte e puntare sulle eccellenze capaci di far avanzare il Paese.

 

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Smart working da record

InfoCamere punta sugli “anticorpi digitali”

In pochi giorni raggiunta la copertura dell’85% della pianta organica di 1.050 unità. 4mila le postazioni abilitate al lavoro agile nelle Camere di Commercio. Così l’emergenza viene trasformata in opportunità.

Articolo pubblicato il 30 marzo 2020 su

 

di Paolo Ghezzi, Direttore Generale di InfoCamere

Continuità operativa, efficienza e promozione umana al centro della strategia messa in atto da InfoCamere. Che grazie a sistemi cloud based e server virtualizzati estende lo smart working alla maggioranza degli addetti. Ecco come si sta sviluppando il piano.

 

Smart working, i numeri della transizione

Nella sede di Padova, dove si trova il più grande dei tre Data Center della società di informatica del Sistema Camerale, in pochi giorni è stato attivata una transizione massiva del personale verso smart working, raggiungendo l’85% degli addetti. Oltre 4000 le postazioni abilitate al lavoro agile nelle Camere di Commercio. “Sfruttiamo questa emergenza per creare ‘anticorpi digitali’ e rafforzare le imprese”, dice Paolo Ghezzi, Direttore Generale di InfoCamere. Tutelare la salute dei lavoratori e del contesto sociale, mantenere la continuità dei servizi, accelerare e promuovere la cultura digitale delle imprese. E’ con questi obiettivi che le Camere di commercio – con il supporto operativo di InfoCamere, la società del sistema camerale per l’innovazione digitale – stanno affrontando l’emergenza sanitaria che attraversa il Paese. Al centro dell’azione che si sta dispiegando in tutta Italia c’è la capacità di operare, in brevissimo tempo, una transizione quasi totale tra lavoro in presenza e smart working. In pochi giorni, seguendo l’evoluzione dei Decreti del Presidente del Consiglio, abbiamo attivato lo smart working per il personale di InfoCamere verificando la copertura dei requisiti tecnologici oltreché presidiando i profili di produttività attesi; al contempo abbiamo abilitato le Camere di Commercio richiedenti alla possibilità di ricorrere allo smart working per il proprio personale, presidiando organizzazione ed infrastrutture nell’intento di garantire a imprese e professionisti i consueti livelli di accessibilità e fruizione dei servizi online camerali. Ad oggi, InfoCamere ha attivato a favore del personale camerale 2500 connessioni telematiche private (tecnicamente le c.d. VPN, canali digitali sicuri tra la postazione remota e la stazione di lavoro o la rete dell’ufficio), di cui 1600 nella scorsa settimana. A queste si aggiungono 1800 connessioni in tecnologia VDI (un modo ancora più evoluto per accedere a tutte le risorse dell’ufficio da postazione remota), per un totale di oltre 4000 persone che nel sistema camerale, con differenti tecnologie, oggi sono abilitate al lavoro agile.

 

Cosa prevede il contratto integrativo

Contemporaneamente, nel corso di circa 10 giorni, ha portato la quota dei propri dipendenti in smart working a oltre l’85% della pianta organica di 1050 unità, a fronte di una situazione che, all’inizio della crisi, contava circa 150 unità in lavoro agile. Un numero che sarebbe “naturalmente” cresciuto dal 1° aprile di quest’anno in virtù del nuovo contratto integrativo aziendale, nel quale era già previsto l’allargamento di questa modalità ad una più ampia parte della popolazione aziendale. La risposta del Sistema Camerale all’emergenza è stata dunque compatta e responsabile, come richiede la gravità del momento, sia nei confronti delle persone che lo animano – attraverso la riduzione degli orari di accesso al pubblico e la chiusura delle sedi fisiche non indispensabili – sia nei confronti delle imprese, a cui sono garantiti i servizi in modalità digitale. Dunque un contributo per rispondere alle esigenze lavorative che si vanno manifestando in presenza di questa grave emergenza sanitaria; strumenti ed organizzazione frutto di una visione di servizio radicata in InfoCamere che, negli ultimi anni, ha fatto propria la prospettiva del lavoro agile per garantire sostenibilità, efficienza e promozione umana quali cifre riconoscibili dell’operato del Sistema Camerale al servizio delle imprese.

 

Welfare, la strategia InfoCamere

Dal 2017 in InfoCamere è stato impostato un articolato piano di welfare nel quale lo smart working è presente nella consapevolezza che valorizzare il capitale umano significa far crescere l’azienda aumentando il benessere di chi la vive quotidianamente. Smart working e flessibilità nell’orario lavorativo vanno nella direzione di una maggiore armonizzazione tra vita privata e professionale, migliorando la capacità dell’organizzazione di rispondere alle esigenze in tempi più rapidi e in modo ottimale con incentivi a sviluppare un atteggiamento responsabile e proattivo, così da garantire produttività e livelli di servizi a favore dei propri utenti. La gestione delle principali attività di coordinamento e l’accesso alle informazioni è garantito da un sistema basato su cloud, grazie ad un Data Center all’avanguardia nel panorama nazionale (oltre il 95% dei server è virtualizzato, sviluppando un traffico di 100 milioni di operazioni giornaliere), necessario alla gestione delle informazioni di 6 milioni di imprese, 10 milioni di amministratori, 1 milione di bilanci (in primis attraverso le piattaforme www.registroimprese.it, www.impresainungiorno.gov.it e www.impresa.italia.it). Da questa infrastruttura in continua evoluzione – cui sono collegate fino a 10mila postazioni di lavoro delle Camere di commercio e 50mila di altre Pubbliche Amministrazioni – garantiamo ai nostri utenti l’accesso agli atti delle imprese, sia tramite gli sportelli camerali sia attraverso 360mila utenze professionali, generando ogni anno 50 milioni di visure ufficiali richiesti da imprese, cittadini e altre PA. Sostenibilità e responsabilità sono e saranno sempre più le parole chiave dello sviluppo della nostra Società: questi sono i valori per i quali sentiamo la necessità di trasformare questa emergenza in una opportunità per accelerare l’adozione di comportamenti più virtuosi e sviluppare – accanto a quelli biologici – degli anticorpi “digitali” per dare al nostro Paese nuovi strumenti per ripartire e affrontare con successo le sfide che ci attendono già da domani.

 

 

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Reti neurali: come le usa InfoCamere

Funzioni e obiettivi delle reti neurali in InfoCamere

 

Articolo pubblicato il 24 marzo 2020 su

di Domenico Tarantino (Direzione Governo Progetti, Innovazione e Agenda Digitale di InfoCamere)

Nell’era della digital transformation, dell’informazione diffusa e dei big data risulta fondamentale saper estrarre informazioni utili dalla miniera di dati grezzi che ogni giorno ognuno di noi produce e che governi e aziende immagazzinano in tempo reale. InfoCamere, braccio tecnologico delle Camere di commercio, ha messo in campo sistemi di Intelligenza artificiale in grado di valorizzare i dati aziendali e governare l’innovazione. L’algoritmo delle reti neurali artificiali e il ruolo dei data scientist.

 

Prevedere il futuro

Conoscere quello che è accaduto, come e perché, permette di prevedere quello che potrebbe accadere: istituzioni, imprese e professionisti che riescono a valorizzare i dati a disposizione, possono trarre dei benefici all’interno del loro perimetro di riferimento. Non solo. In ogni organizzazione, anche nella più piccola, esistono decine/centinaia di processi che producono quotidianamente enormi ed importanti quantità di dati che possono essere accumulati ed analizzati per migliorare i processi stessi. Ma come analizzare e valorizzare questa enorme mole di dati e soprattutto come fare previsioni (affidabili) su ciò che potrebbe accadere nel contesto che li riguarda? Qui entrano in gioco i cosiddetti algoritmi, di cui tanto sentiamo parlare. Un algoritmo è un insieme più o meno complesso di funzioni matematiche, ovvero istruzioni per risolvere problemi ed ottenere come risultato azioni volute o informazioni necessarie a prendere decisioni. Internet è mosso da algoritmi, così come i motori di ricerca, i social network, le app, i navigatori, l’intelligenza artificiale, i videogiochi, i siti di dating e quelli che consigliano viaggi, libri o vini. Tutte queste cose, senza algoritmi, non esisterebbero.

 

Efficacia delle reti neurali digitali

Tra gli algoritmi più utilizzati, le reti neurali artificiali (RNA) si sono dimostrati quelli più efficaci. Il motivo risiede nella loro flessibilità, nella possibilità di essere applicate in innumerevoli campi e per assolvere a diversi compiti. Il nome deriva dalla loro struttura: l’insieme di funzioni utilizzate e la loro interazione ricorda, infatti, la struttura delle reti neurali biologiche (ad esempio il cervello umano), costituite da miliardi di neuroni interconnessi tra loro in modo da variare la loro configurazione in risposta agli stimoli esterni. Similmente, i modelli artificiali cercano di replicare questo tratto distintivo della biologia e quindi, anche nel caso delle RNA, si può parlare di “apprendimento”. Analogamente a quelle biologiche, anche le RNA sono composte da “neuroni” detti nodi suddivisi in diversi strati, detti layers, interconnessi tra loro attraverso funzioni matematiche dette funzioni di attivazione, che trasferiscono informazioni da un nodo all’altro e tra i vari layers. Il primo strato di una rete è formato dai dati di input, l’ultimo è rappresentato dall’output e tutti gli altri strati intermedi sono detti hidden layers. Così come avviene a livello biologico, anche una RNA può essere “addestrata” per diversi task: dalla previsione di fenomeni quantitativi al riconoscimento e classificazione di oggetti.

 

RNA: come li utilizza InfoCamere

In InfoCamere – la società delle Camere di Commercio per l’innovazione digitale – una delle prime applicazioni di Intelligenza artificiale ha riguardato proprio l’applicazione di alcune tipologie di RNA, con ottimi risultati. In particolare sono state implementate reti neurali ricorrenti per analizzare le serie storiche relative ai volumi di richiesta di alcuni servizi online, con l’obiettivo di prevederne l’andamento futuro. Per un’organizzazione complessa come InfoCamere – gestendo il Registro delle Imprese delle Camere di Commercio governa un flusso di circa 100 milioni di operazioni e 100mila controlli giornalieri – questo tipo di informazione è importante. Da un lato, per tarare le risorse necessarie affinché il servizio sia sempre disponibile; dall’altro, per avere delle linee guida affidabili in fase di pianificazione del budget previsionale.

 

 

Un altro tipo di rete neurale artificiale “addestrata” in InfoCamere è quella di tipo convoluzionale, ossia reti specifiche per il riconoscimento di immagini relative a documenti di varia natura, con lo scopo di automatizzare alcune attività di controllo altrimenti svolte manualmente e quindi più soggette a errori. Non solo. A testimonianza della flessibilità di questo algoritmo, le RNA sono state applicate per analizzare, ad esempio, lo stock di imprese presenti nel Registro Imprese e prevederne la dinamica a breve termine. In questo caso la previsione fornisce indicazioni a livello macro del numero di imprese presenti sul territorio e sulla sua probabile evoluzione, al fine – ad esempio – di tarare in modo più accurato le risorse necessarie a gestirne le esigenze amministrative.

 

Chi “addestra” le reti neurali

Esistono innumerevoli configurazioni di RNA, la scelta dipende dal risultato che si vuole raggiungere. Nonostante ciò, le reti neurali non sono da considerarsi scatole nere ma, al contrario, si fondano su basi teoriche precise e accessibili a tutti. L’importante è che il loro utilizzo, in qualsiasi campo, sia guidato da esperti o da figure professionali – come i data scientist – che abbiano una conoscenza approfondita di questi sistemi al fine di evitare il raggiungimento di risultati fuorvianti e/o di scarsa utilità. Grazie alle competenze matematiche e statistiche e alla capacità di utilizzare le tecnologie analitiche più avanzate, i data scientist rappresentano oggi quelle figure aziendali strategiche per estrarre valore dai dati e consentire all’azienda di sbagliare di meno, di rivoluzionare modalità operative e di relazione con i propri clienti. Attraverso le RNA, i data scientist sono in grado di indagare gli aspetti più complessi, accelerando i tempi d’analisi e valorizzando ulteriormente il patrimonio dati aziendale. Nei prossimi anni la crescente disponibilità di dati, unitamente a infrastrutture hardware (CPU e GPU) sempre più performanti e servizi computazionali accessibili “on demand” consentiranno ai data scientist di sfruttare al meglio le RNA e le altre tecnologie di machine learning e gestire più agevolmente le richieste di informazioni che servono alle istituzioni (per essere più efficienti e capaci di rispondere ai propri stakeholder), e alle imprese (per essere più competitive sui propri mercati).

 

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Le Camere al fianco delle imprese nell'emergenza

Intervista di Paolo Ghezzi a Radio InBlu

Le iniziative digitali delle Camere di Commercio e il ruolo di InfoCamere per contrastare gli effetti dell'emergenza sanitaria Covid-19. Questi gli argomenti al centro dell'intervista di Paolo Ghezzi, Direttore Generale InfoCamere, per il programma di approfondimento economico di Radio InBlu, andato in onda sabato 21 marzo.

 

 

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Il Lazio non rimarrà senza cibo

È la regione con più discount aperti durante l’emergenza sanitaria

“Le famiglie possono stare tranquille, non ci sarà alcuna penuria di generi alimentari”. È quanto dichiarato dal Presidente della Camera di Commercio di Roma e di InfoCamere Lorenzo Tagliavanti.

Secondo i numeri diffusi da InfoCamere e Unioncamere sui dati del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio infatti, nel Lazio c'è la maggiore concentrazione di discount di tutta Italia:: sono 363 - con quasi 4mila dipendenti - che sotto emergenza coronavirus restano aperti per garantire i servizi primari ai cittadini.

Ne scrive oggi Damiana Verucci su 

 

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