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Raccontiamo la nostra visione dell’innovazione fatta di persone (People),
luoghi di lavoro (Place), piattaforme tecnologiche e servizi (Platform).
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Impresa: - 25% di titolari under 35

Il dato riguarda gli ultimi 10 anni. Adesso le imprese guidate dagli over 50 sono più della metà

La piccola impresa italiana sta invecchiando.
Lo raccontano i numeri: nell'arco degli ultimi dieci anni a fronte di un calo complessivo del 7,1% delle imprese individuali, i capitani d'impresa under 35 sono scesi del 25,9%. Gli ultracinquantenni, al contrario, sono in crescita (13,1%).

In sintesi, questo è il trend che emerge da uno studio di Unioncamere e InfoCamere raccontato da Barbara Ardù su 

 

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Bene le imprese digitali in Emilia Romagna

Studio di Gubitta (Università di Padova) su dati InfoCamere: c'è troppa frammentazione e si perdono giovani laureati

L'approfondimento di Digitalmeet 2020 con dati InfoCamere e l'analisi di Paolo Gubitta (Osservatorio Professioni Digitali dell'Università di Padova) sulle dinamiche delle imprese digitali e della struttura manifatturiera in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna nel decennio 2009-2019 rivela come le imprese digitali attive nei sotto-settori e-commerce, data analysis, software house e internet service sono salite da 8.116 a 10.492 in Veneto e da 6.981 a 9.449 in Emilia Romagna.

Riguardo alla situazione del Veneto, dove le imprese sono di più ma fatturano meno di quelle emiliano-romagnole, Paolo Ghezzi, direttore generale di InfoCamere, ha commentato: “Per recuperare terreno in questa partita sarà necessario focalizzarsi su capitale umano investimenti in ricerca e, soprattutto, una capacità di fare sistema proprio grazie a quei centri di eccellenza che certo non mancano”.

Ne scrive Nicola Brillo su 

 

 

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Le localizzazioni estere delle imprese del Nordest

Servizi, industria, costruzioni: le (quasi) 600 insegne del Nordest che hanno stabilito un presidio all'estero

Articolo a cura del Data Science Team di InfoCamere uscito sul Corriere Imprese Nordest del 12-10-2020

In un sistema economico come quello del Nordest, caratterizzato da un’elevata apertura internazionale e da una forte interdipendenza commerciale con le principali economie avanzate, la diffusione del coronavirus ha determinato una marcata contrazione dei flussi commerciali di prodotti da e per l’estero.

Al momento non si ravvisano perdite di posizione per le imprese italiane che hanno partecipazioni di controllo in società estere, una delle modalità più diffuse per costruire oltre confine un presidio sui mercati più pregiati. Ma anche un trampolino di lancio per sviluppare accordi produttivi e/o commerciali con realtà imprenditoriali di respiro internazionale attraverso cui affermare e consolidare una posizione competitiva all’estero.

Sulla base degli ultimi dati Istat, le imprese estere controllate da multinazionali italiane sono 23.727, occupano quasi 1,8 milioni di addetti e fatturano oltre 538 miliardi, di cui quasi il 30% deriva da vendite su mercati diversi da quello di localizzazione. Gli Stati Uniti detengono il primato di principale paese di localizzazione degli investimenti italiani all’estero, seguito dal Brasile e Cina, che superano Romania e Germania.

Ma la presenza estera mediante investimenti diretti nel capitale societario non è l’unica modalità adottata dalle imprese italiane per presidiare i mercati internazionali. Alcune scelgono di aprire un’unità secondaria oltre confine, solitamente come ufficio di rappresentanza oppure come filiale. In entrambi i casi si tratta di unità senza autonomia giuridica rispetto alla casa madre e pertanto rappresentano le modalità di insediamento all’estero più semplici, certamente meno diffuse, ma con una componente identitaria più forte in termini di riconoscibilità del brand italiano all’estero.

Partendo dai dati del Registro Imprese, proviamo a tracciare un quadro aggiornato di questo particolare fenomeno.

Naviga la dashboard interattiva sulle localizzazioni estere delle imprese del Nordest, sviluppata dal Data Science Team di InfoCamere a partire dai dati del Registro Imprese

A fine 2019 risultano 3.380 localizzazioni estere dichiarate dalle imprese italiane, di cui 568 hanno la sede d’impresa nel Nordest (17%).
Con 350 localizzazioni è il Veneto ad avere il primato, seguito dal Friuli Venezia Giulia con 152 e dal Trentino Alto Adige con 66. Considerando la vocazione estera, è il Friuli Venezia Giulia a guidare con 64 localizzazioni estere ogni 10.000 registrate, davanti al Veneto, che ne conta 33 e il Trentino Alto Adige che chiude con 25.

Analizzando il dettaglio settoriale, quasi il 56% delle localizzazioni estere operano nel comparto dei servizi, il 21% si concentrano nell’industria in senso stretto e il 16% fa riferimento alle costruzioni.

L’emergenza sanitaria sta obbligando il sistema imprenditoriale del Nordest a ridefinire le strategie competitive e i rapporti commerciali con l’estero, allo scopo di mantenere integre le filiere produttive, nell’interesse di clienti e fornitori. Sarà interessante monitorare nei prossimi mesi non solo l’evoluzione delle società controllate estere, ma anche la propensione verso forme più leggere di presenza, per capire in anticipo quali modelli si stiano consolidando e come intercettarne al meglio le esigenze in termini di servizi e assistenza da parte della pubblica amministrazione e delle stesse organizzazioni imprenditoriali. 

Guarda l'infografica sulle localizzazioni delle imprese del Nordest all'estero

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Digitale: rischio passo indietro

di Paolo Ghezzi, Direttore Generale di InfoCamere

Articolo pubblicato l'8 ottobre 2020 sull'edizione cartacea di 

 

La scuola è il nostro passaporto per il futuro, poiché il domani appartiene a coloro che oggi si preparano ad affrontarlo».
Parole nette e chiare come queste assumono un valore ancora più grande se si pensa che il loro autore è stato capace di trascrivere un intero dizionario, parola per parola, nello sforzo di colmare il divario culturale e sociale che lo relegava in fondo alla scala delle opportunità, negli Stati Uniti degli anni '50.
Una parabola umana, quella di Malcom X, che conferma come l'accesso all'istruzione sia il primo passo per salire sull'ascensore sociale e migliorare la propria condizione. Il richiamo alla scuola è utile per comprendere il dilemma dei tanti imprenditori che oggi si trovano ad affrontare l'opzione digitale nell'immaginare il futuro della propria azienda. Parlare di economia della conoscenza equivale infatti a parlare di economia digitale e dunque di imprese digitali.
Oggi l'impresa o è digitale o, semplicemente, non è. Secondo un'analisi condotta da Anpal e Unioncamere, tra il 2015 e il 2019 più di una impresa italiana su due ha promosso investimenti in ambiti digitali. Segnali di vita - verrebbe da dire - che però rimangono ancora fragili.
Ancora nel 2019 il Digital Economy and Society Index vedeva l'Italia ferma al 26,2% per quota di forza lavoro con competenze digitali superiori a quelle di base, rispetto al 38,7% della media UE e con un divario sempre più marcato negli ultimi quattro anni. In questi mesi, uno dei risultati che la pandemia sta determinando è, peraltro, quello di esasperare le polarizzazioni dei sistemi sociali, offrendo una plusvalenza competitiva a chi si è fatto trovare dal Covid19 nelle posizioni più avvantaggiate rispetto a quanti già faticavano a misurarsi con i cambiamenti epocali in corso: nel lavoro, nella qualità dell'ambiente, nell'accesso ad un welfare dignitoso, nel cogliere le opportunità della rivoluzione digitale.
Per molti imprenditori lo tsunami del coronavirus è stato un vero e proprio "esame di maturità digitale": strumenti di e-commerce, remotizzazione dei servizi, smartworking approcci che hanno improvvisamente fatto irruzione nella vita delle loro aziende trovandoli impreparati.
Ma quanti imprenditori italiani hanno maturato una coscienza digitale? Cosa troveranno sulla spiaggia dopo che l'onda del Covid-19 si sarà ritirata? Cosa si può fare per portare il più rapidamente possibile le imprese che ancora non lo sono già nel perimetro dell'economia della conoscenza?
Da alcuni anni, il paradigma digitale è al centro dell'azione delle Camere di commercio che con il supporto di InfoCamere - la loro società di sistema per l'innovazione digitale - sono impegnate a trasferire a Pmi, professionisti e operatori del mercato una visione di futuro in cui la tecnologia è una leva che genera servizi efficaci e intuitivi. Dall'applicazione dei Big Data del Registro delle imprese a servizi, gratuiti ed innovativi, come il cassetto digitale dell'imprenditore impresa.italia.it, oggi utilizzato da 800mila imprenditori per avere sempre con sé e condividere i documenti ufficiali della propria impresa.
Nel ridisegnare la mappa dell'Italia economica del dopo-virus, l'obiettivo da perseguire deve essere quello di spalancare le porte dell'economia della conoscenza accompagnando cittadini e imprese nell'uso dei servizi digitali. Ai tempi del maestro Manzi, la televisione si rivelò il veicolo vincente per alfabetizzare gli italiani e modernizzare la nostra società. Oggi, una parte di quel ruolo si può affidare allo smartphone che portiamo in tasca.
La sfida delle competenze digitali non può essere una sfida del futuro ma del presente: essere disponibili a modificare il proprio status-quo per apprendere un nuovo lessico digitale, è condizione indispensabile per superarla. Se questi passaggi non verranno fatti, sprecheremo l'ennesima occasione. 

 

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Startup digitali in ripresa

Il settore italiano mostra un miglioramento pur restando sotto la media europea

Secondo l’indice di Digital 360, società quotata all’Aim e specializzata nell’accompagnare imprese nella trasformazione digitale, guardando agli ultimi tre anni che si fermano al 2019 nell'Italia delle startup digitali si investe sempre di più, ma sempre meno delle altre economie del vecchio continente. La buona notizia è che di noi si sono accorti anche i fondi stranieri, che hanno cominciato ad acquistare quote anche molto consistenti.

Ne scrive Luca Tremolada su 

Guarda l’infografica, elaborata su dati InfoCamere, sul numero di soci e dipendenti nelle startup innovative italiane

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Scopri il Cassetto digitale

Ascolta l'intervista di Paolo Ghezzi, Direttore Generale InfoCamere, a Radio Kiss Kiss

Il Cassetto digitale dell’imprenditore, il servizio realizzato da InfoCamere per conto delle Camere di Commercio, è la chiave per accedere gratuitamente ai documenti della propria impresa, anche in mobilità.

Lo racconta il Direttore Generale di InfoCamere Paolo Ghezzi, nell'ambito della trasmissione "Good Morning Kiss Kiss", su 

 

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Il domicilio digitale per le imprese

Entro il 1° ottobre 2020 scatta l'obbligo per tutte le imprese di comunicare telematicamente al registro imprese il proprio domicilio digitale

Il domicilio digitale diventa prerequisito per l’iscrizione al Registro delle imprese delle Camere di commercio ed entro il primo ottobre tutte le imprese già iscritte al Registro, che non hanno ancora comunicato il proprio domicilio digitale, dovranno regolarizzare la propria posizione con la relativa comunicazione al Registro delle Imprese competente per territorio. Coloro che non adempiono all’aggiornamento, oltre al pagamento di una sanzione amministrativa, si vedranno assegnare d’ufficio dalla Camera di commercio un domicilio digitale che sarà reso disponibile tramite il Cassetto digitale dell’imprenditore all’indirizzo impresa.italia.it.

Approfondisci attraverso l’articolo de 

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La Liguria resiste

Le imprese liguri hanno attutito l’impatto della crisi

La Liguria conferma la sua capacità di resistere alle situazioni difficili. È quanto emerge dai dati InfoCamere relativi alle imprese attive in Liguria da giugno 2019 a giugno 2020: negli ultimi dodici mesi si registra una flessione di poco più di mille imprese, con un saldo percentuale inferiore al punto (0,8% per la precisione). Il comparto che paga il prezzo più alto alla crisi è quello di forniture di energia elettrica e gas (meno 6,3%), mentre registrano segni positivi la sanità e assistenza sociale (2%) e le attivita artistiche, sportive, di divertimento e di intrattenimento (1,7%).

Per approfondire leggi l’articolo de 

 

 

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L’edilizia nel Nordest

A cura del Data Science Team di InfoCamere

Articolo di Serafino Pitingaro pubblicato il 14 settembre 2020 su 

Per rilanciare la ripresa economica dell’Italia, duramente colpita dalla crisi pandemica, il Governo ha puntato decisamente sulla filiera delle costruzioni in chiave di sostenibilità. Gli incentivi e detrazioni fiscali (ecobonus/sismabonus), già previsti per il 2020 in un range dal 50 all’85%, sono stati infatti ulteriormente ampliati al 110% fino alla fine del 2021 (e secondo l’ultima proposta del Mise fino al 2024 grazie al Recovery Fund). Le recenti analisi d’impatto di queste misure sembrano confermare la validità di questa scelta. Secondo l’ultimo rapporto Camera dei Deputati-Cresme, nel 2019 il volume di investimenti attivati dagli incentivi fiscali è stimabile in quasi 29 miliardi di euro, di cui 3,2 per riqualificazione energetica e 25,7 per recupero edilizio. In un settore che nell’ultimo decennio ha registrato una perdita netta di oltre mezzo milioni di occupati, le misure hanno movimentato oltre 432 mila lavoratori, di cui 288 mila diretti. In un sistema economico come quello del Nordest, caratterizzato da un’elevata concentrazione di micro e piccole imprese nella filiera dell’edilizia, l’impatto di queste misure avrebbe una rilevanza fortemente strategica. Non solo nell’ambito della green economy, ma anche nell’ottica di un rapporto più sostenibile tra sviluppo delle attività economiche e dell’occupazione da un lato e tutela e valorizzazione dell’ambiente e delle competenze dall’altro. Considerando la situazione di fragilità in cui versa il territorio e la capillarità degli interventi necessari, il tessuto imprenditoriale del Nordest ha davanti a sé una sfida sistemica per efficientare e consolidare il patrimonio edilizio nel proprio territorio. Secondo la Protezione Civile, nel Nordest i comuni a rischio sismico medio-alto sono il 21% mentre tutta l’area è classificata nelle zone climatiche con le temperature più rigide. Il tema quindi è cruciale sia per il benessere delle famiglie che per la crescita economica e occupazionale. Ma quante sono le imprese del Nordest potenzialmente coinvolte nel rinnovo, efficientamento energetico e consolidamento degli edifici? I dati del Registro delle imprese - gestiti da InfoCamere – consentono di tracciare un quadro puntuale e aggiornato delle imprese che operano nella filiera dell’edilizia o che svolgono attività di riqualificazione energetica e miglioramento antisismico del patrimonio immobiliare. Limitandoci alle aziende attive, a metà del 2020, nel Nordest si contano 101 mila imprese (12,4% del totale nazionale), quasi tutte artigiane, animate da una platea di carpentieri, marmisti, pittori, posatori, elettrici, termoidraulici, serramentisti che svolgono attività in conto proprio e/o in subfornitura, specializzati in interventi di riqualificazione ed efficientamento energetico degli edifici. Sono le maestranze alla guida di piccole imprese che proprio per le mansioni esercitate, dispongono di particolari conoscenze operative ed esperienziali molto ampie e quindi estremamente ricercate.

 

Naviga la dashboard sulla filiera edilizia del Nordest, realizzata dal Data Science Team di InfoCamere per il Corriere Imprese Nordest

 

Posto pari a mille il totale imprese di ciascuna regione, è il Friuli Venezia Giulia a registrare l’incidenza più elevata con 171 aziende, seguita dal Veneto (162) e Trentino Alto Adige (159). Se ci limitiamo invece all’artigianato, il primato spetta alla regione sudtirolese, dove la filiera dell’edilizia concentra quasi la metà delle imprese artigiane, mentre nelle altre due regioni la quota si ferma attorno al 40%. La presenza diffusa di tali maestranze nel tessuto produttivo del Nordest è sicuramente una buona notizia se pensiamo alla crescente domanda di ristrutturazioni “a costo zero” stimolata dal superbonus al 100% che potrebbe arrivare dalle famiglie. La notizia meno buona è che questa platea di lavoratori (e annesso patrimonio di esperienze) si sta però lentamente assottigliando. Negli ultimi cinque anni si è registrato in Italia un calo di circa 80 mila piccole imprese artigiane, di cui 28 mila muratori, piastrellisti, imbianchini ed elettricisti. Un terzo di queste figure lavorava nel Nordest, dove la flessione ha riguardato soprattutto elettricisti (-21%), pittori (-12%) serramentisti e marmisti (entrambi -11%). Tutto questo a fronte di una crescente domanda di competenze sempre più complesse, basate su un mix capacità manuali, tecnologiche e digitali. Si tratta di una sfida (qualità delle competenze) nella sfida (quantità di lavoratori), che il Nordest è chiamato ad affrontare e vincere in tempi rapidi, per rimettere in moto un territorio che, più di altri. ha sofferto a causa dall’emergenza sanitaria. Avere chiaro il contesto di riferimento e i trend in atto a partire dai Big Data del Registro Imprese – elaborati anche attraverso tecniche avanzate di data analytics - è un primo passo per definire le policy necessarie a superare questo doppio ostacolo.. La dashboard navigabile disponibile all’indirizzo www.infocamere.it/edilizianordest - realizzata da InfoCamere per il Corriere Imprese – fornisce alcuni primi elementi quantitativi per diffondere la conoscenza di questi fenomeni e stimolare l’interesse per eventuali ulteriori approfondimenti. 

 

Guarda l'infografica realizzata sulla base dei numeri elaborati da InfoCamere

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L’artigianato non è per giovani

Diminuiscono le imprese artigiane di under 35, aumentano le attività dei servizi alla persona

Artigianato non fa rima con gioventù: in cinque anni si contano 36mila aziende under 35 in meno. Sono i dati emersi dal report diffuso da Unioncamere e InfoCamere sull’evoluzione dei mestieri artigiani negli ultimi 5 anni. Il report mette in evidenza come a raggiungere numeri consistenti sia il comparto degli “altri servizi alla persona”, che ha visto aumentare di 1796 unità le attività gestite da giovani, con una contestuale crescita del numero di aziende guidate da donne e stranieri.

Per un’analisi approfondita rimandiamo all’articolo di Antonio Longo uscito oggi su

Consulta la tabella dei principali settori artigiani ordinati per saldi positivi e negativi.

 

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Cambiano i mestieri

La fotografia delle imprese artigiane ad opera di InfoCamere e Unioncamere

Circa 80mila imprese artigiane in meno. È quanto emerge dall’analisi di InfoCamere e Unioncamere sull’evoluzione negli ultimi 5 anni di un settore che conta poco meno di 1,3 milioni di imprese. A fronte del ridimensionamento, ci sono però degli ambiti che hanno visto una crescita significativa: dalle imprese di pulizia a quelle di tatuaggi e piercing.

Leggi l’articolo sul sito di 

 

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Sostenibilità: la chiave del futuro

Nella nuova normalità la competitività delle imprese si giocherà sulla condivisione di un’idea di società sostenibile

Articolo di Lorenzo Tagliavanti, Presidente di InfoCamere, per

Nel tentativo di dare un senso alle vicende di questi mesi - che probabilmente continueranno a segnare anche gli anni a venire - il termine ‘sostenibilità’ è tra quelli più ricorrenti. Rispetto agli eventi traumatici del periodo a cavallo del passaggio del millennio e dell’instabilità geo-politica che, a ondate, da allora ha scosso e scuote la comunità internazionale, la pandemia da coronavirus ha aggiunto un’ulteriore linea di frattura alla mappa delle nostre insicurezze. Una ferita che sollecita riflessioni più profonde, sistemiche, o – per usare un termine in voga qualche decennio fa – olistiche rispetto alle scelte che ognuno di noi quotidianamente è chiamato a fare. La complessità crescente del nostro sistema economico e sociale ha aumentato il rischio che un’alterazione in una sua parte possa produrre conseguenze imprevedibili su larga scala.

Il costo in termini di vite umane che l’epidemia ha imposto al pianeta ha reso tangibile il significato dell’ “effetto farfalla” dando corpo agli allarmi sollevati in questi anni con riferimento alle trasformazioni di cui siamo testimoni. Dall’alterazione del clima alle conseguenze dei movimenti migratori di massa, dalla crescita dei consumi energetici per sostenere lo sviluppo tecnologico all’accelerazione dei fenomeni di urbanizzazione o alla gestione dei rifiuti. Sempre più forte e diffusa è la convinzione che il modello di sviluppo su cui si fonda il nostro stile di vita va ripensato per garantire alle prossime generazioni un livello di benessere che sia, appunto, ‘sostenibile’. Un tema non nuovo ma che, proprio per la scala planetaria degli effetti della pandemia, oggi appare sempre meno eludibile.

Nel mondo delle imprese, questa consapevolezza si sta facendo strada sotto la spinta di una competizione al rialzo nel rapporto con i propri stakeholder. In cui la fiducia si guadagna e si conserva dimostrando non solo di essere “responsabili” (la responsabilità sociale d’impresa, per alcune tipologie di aziende, è ormai un requisito regolato da specifiche norme), ma soprattutto di possedere una visione di futuro sostenibile e di saperla condividere con chi usa i propri beni o servizi.

L’esperienza di InfoCamere – la società delle Camere di commercio per l’innovazione digitale - prima del lockdown, nel pieno dell'emergenza e ora nel passaggio verso la “nuova normalità”, riflette molti aspetti di questo paradigma. L’azienda, infatti, persegue ormai da alcuni anni l’obiettivo della sostenibilità con azioni che vanno dalla progressiva trasformazione in chiave “green” del proprio data center – uno dei principali in Italia, su cui è attestato il Registro delle imprese e numerosi altri servizi essenziali per imprese e pubblica amministrazione – alla riconfigurazione degli ambienti di lavoro per recuperare una dimensione più umanizzata e motivante dello stare insieme, fino allo sviluppo di un piano di welfare avanzato in cui il lavoro agile diventa una modalità standard con cui ogni dipendente può dare il proprio contributo all’azienda.

Investendo su capitale umano (People), piattaforme tecnologiche (Platform) e contesti di lavoro (Place), InfoCamere ha avviato fin dal 2018 un progetto di sperimentazione del “lavoro agile” con l’obiettivo di integrare - nella propria realtà lavorativa -innovazione e sostenibilità. Questo le ha permesso di essere preparata ad affrontare l’emergenza Covid-19 e di distinguersi nella gestione del lavoro durante il periodo di lockdown. Da subito l’azienda si è attivata per tutelare la salute non solo dei propri lavoratori, ma di tutto il contesto sociale in cui si inserisce, facendo della prospettiva del lavoro agile una risposta all’emergenza.

Nella prima settimana la quota di dipendenti in smart working è salita a più del 90% del totale (circa mille unità) garantendo la continuità dei servizi. Terminata la fase di lockdown, al momento del rientro in sede ha messo il personale in condizione di gestire autonomamente - tramite app aziendale - le proprie timbrature, le autocertificazione dello stato di buona salute e il servizio delivery per il pranzo. Contestualmente a queste azioni, sfruttando la propria infrastruttura tecnologica e le competenze già maturate, in pochi giorni InfoCamere ha anche abilitato al lavoro agile oltre 4.000 dipendenti delle Camere di Commercio.

Sostenibilità e responsabilità - insieme ad una scelta forte per la trasformazione digitale -saranno sempre più le parole chiave dello sviluppo delle imprese. Per chi ha cominciato a declinarle per tempo, hanno consentito il radicarsi di valori grazie ai quali è stato possibile trasformare l’emergenza Covid-19 in un’opportunità. Per accelerare l'adozione di comportamenti più virtuosi e sviluppare, accanto a quelli biologici, degli anticorpi digitali indispensabili per ripartire. Prima questa consapevolezza raggiungerà in modo diffuso il reticolo delle PMI italiane, prima e meglio saremo in grado di rifondare i legami di fiducia indispensabili al funzionamento della nostra economia e della nostra società.

 

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